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	<title>iSayBlog News &#187; Google</title>
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		<title>Web Search: Google sfiora il 70% a giugno</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 14:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Mountain View]]></category>
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		<description><![CDATA[Google può crescere ancora? Stando ai dati di giugno da poco diffusi da Hitwise, ma limitati agli Stati Uniti, sembrerebbe proprio di si. Durante il mese appena trascorso il 69,7% delle ricerche internet negli USA è stato effettuato attraverso il sito del gigante di Mountain View. Yahoo e Microsoft perdono invece ulteriore terreno: search.msn.com scende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><img class="alignnone size-full wp-image-142" title="mosaic3179269" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/07/mosaic3179269.jpg" alt="" width="460" height="155" /></strong></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Google può crescere ancora</strong>? Stando ai dati di giugno da poco diffusi da <a href="http://www.hitwise.com/press-center/hitwiseHS2004/us-google-70-percent-of-searches.php">Hitwise</a>, ma limitati agli Stati Uniti, sembrerebbe proprio di si. Durante il mese appena trascorso il <strong>69,7% </strong>delle ricerche internet negli USA è stato effettuato attraverso il sito del <strong>gigante</strong> di Mountain View. <strong>Yahoo e Microsoft perdono invece ulteriore terreno</strong>: <span class="bodyText_whiteBG" lang="EN-US"><span class="bodyText_whiteBG">search.msn.com scende dal 5,89% al 5,46%, mentre Yahoo passa dal 19,95% al 19,62%. </span></span></p>
<p><span id="more-141"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I dati fanno ancora più impressione se confrontati con quelli del giugno 2007. Google, nello stesso periodo dello scorso anno, si attestava sul <strong>63,92%</strong> mentre <strong>MSN Search poteva contare su uno share del 9,85%</strong>. Meno drastico ma comunque sensibile il calo di Yahoo, che l&#8217;anno scorso, di questi tempi, poteva contare su uno share del <strong>21,31%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente la faccenda<strong> YahooSoft</strong>, un&#8217;operazione fallita condotta con poca eleganza e ancor minore capacità manageriale che è riuscita solamente a mettere in ginocchio il portale di ricerca di Microsoft, deve aver <strong>pesato parecchio sulle scelte dell&#8217;utente internet medio americano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non va comunque sottovalutato un semplice aspetto: Google funziona meglio, punto. Basta c<strong>omparare in termini di pertinenza</strong> i risultati che si ottengono con una ricerca tramite il motore di Page e Brin e quelli che invece vengono restituiti da Msn Search per rendersi conto della differenza sostanziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si aggiunga infine che il meccanismo Google è ormai un sistema che si autoalimenta, ed anche chi produce contenuti per il web è di fatto portato ad ottimizzarli per farsi benvolere dalla divinità di Mountain View. SEO = GEO, dove la G sta ovviamente per Google, in soldoni. <strong>E&#8217; vero, dunque, Big G non è internet, ma quasi</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google indicizzerà i contenuti Flash</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 17:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Adobe]]></category>
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		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>
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		<description><![CDATA[Google ha imparato a &#8220;leggere&#8221; i siti in Flash. Gli ingegneri di Big G hanno sviluppato un nuovo algoritmo capace di indicizzare il contenuto dei siti realizzati in flash grazie al quale il crawler sarà in grado di rilevare le parti testuali contenute nei file realizzati con il noto programma di Adobe. Siamo sicuramente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-138" title="googflash" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/07/googflash.jpg" alt="Google Flash" width="460" height="250" /></strong></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Google ha imparato a &#8220;leggere&#8221; i siti in Flash</strong>. Gli ingegneri di Big G hanno sviluppato <strong>un nuovo algoritmo capace di indicizzare il contenuto dei siti realizzati in flash</strong> grazie al quale il crawler sarà in grado di rilevare le parti testuali contenute nei file realizzati con il noto programma di Adobe. Siamo sicuramente <strong>di fronte ad un&#8217;innovazione importante</strong> che aprirà nuove prospettive nell’ambito dell’ottimizzazione del posizionamento dei siti. Ma è una notizia positiva o negativa?</p>
<p><span id="more-137"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto si apprende <a href="http://googleblog.blogspot.com/2008/06/google-learns-to-crawl-flash.html">dal blog ufficiale di Mountain View</a> (<em>tanto per fare un esempio di Corporate Blogging estremo</em>), il nuovo algoritmo è stato implementato in parallelo all’adozione di Flash player e grazie ad essi il software di indicizzazione di Google sarà in grado di <em>spulciare</em> <strong>all&#8217;interno di qualsiasi tipo di contenuto realizzato in flash</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia sarà sicuramente accolta positivamente dalle aziende che hanno deciso di realizzare il proprio sito interamente in Flash e che qualora avessero voluto indicizzare i contenuti in esso presente dovevano affidarsi ad una <strong>copia HTML</strong> del sito stesso o a stratagemmi di vario genere. Allo stesso tempo n<strong>on sorrideranno i sostenitori dell’open source</strong> e chiunque non veda di buon occhio l’utilizzo della tecnologia proprietaria di Adobe per la realizzazione di siti internet dinamici.</p>
<p style="text-align: justify;">A rafforzare l’idea di <strong>un accordo chiuso e poco trasparente</strong> <strong>ci pensa direttamente Adobe</strong>, <a href="http://www.adobe.com/aboutadobe/pressroom/pressreleases/200806/070108AdobeRichMediaSearch.html">confermando che solamente Google e Yahoo</a> hanno avuto la possibilità di studiare da vicino le &#8220;interiora&#8221; di flash per sviluppare l&#8217;algoritmo necessario all&#8217;indicizzazione. Rimangono tagliati fuori i motori di ricerca minori e soprattutto <strong> Live Search di Microsoft</strong>, azienda produttrice del diretto concorrente di Flash, Silverlight.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento chi volesse <strong>realizzare siti dinamici</strong> (dove per dinamismo non si intende ovviamente la possibilità di animare i contenuti offerta da Flash) o vere e proprie <strong>Rich Internet Applications</strong> senza utilizzare necessariamente la tecnologia chiusa di Adobe o Microsoft potrebbe scegliere delle valide alternative Open, <strong>come la semplice integrazione fra HTML, CSS, Ajax e Javascript</strong>. E&#8217; questa, ad esempio, la strada intrapresa da Google per la creazione delle proprie applicazioni web o da Apple, che ha scelto di utilizzare il <a href="http://www.theapplelounge.com/hardware/iphone/sproutcore-il-cuore-open-di-mobileme/">framework Javascript SproutCore</a> per realizzare la nuova versione online del servizio internet <a href="http://www.me.com"><strong>MobileMe</strong></a>.</p>
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		<title>Blogging Policy: Sun, Google, Yahoo e Dell</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate Blog]]></category>
		<category><![CDATA[blogging]]></category>
		<category><![CDATA[corporate]]></category>
		<category><![CDATA[Dell]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[policy]]></category>
		<category><![CDATA[Sun]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>
		<category><![CDATA[Yahoo]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa vi parlavamo degli aspetti legali e normativi del corporate blogging segnalandovi alcune buone norme che è consigliabile seguire per limitare problemi legali e per favorire una sana consapevolezza del ruolo di &#8220;blogger aziendale&#8221; nel dipendente. Il caso Cisco ha riportato in auge la questione: quali sono le policy adottate dalle grandi aziende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><strong><img src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/05/204756_3994.jpg" alt="204756_3994.jpg" /></strong></div>
<p align="justify">Qualche tempo fa <a href="http://www.isayblog.com/corporate-blog/gli-aspetti-legali-e-normativi-del-blogging/">vi parlavamo</a> degli aspetti legali e normativi del <strong>corporate blogging</strong> segnalandovi alcune buone norme che è consigliabile seguire per limitare problemi legali e <strong>per favorire una sana consapevolezza del ruolo di &#8220;blogger aziendale&#8221; nel dipendente.</strong> Il caso Cisco ha riportato in auge la questione: quali sono le policy adottate dalle grandi aziende dell&#8217;IT  circa l&#8217;anonimato dei propri dipendenti-blogger, o riguardo la veicolazione e la generazione dei contenuti?</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><span id="more-67"></span><strong>SUN  Microsystems</strong> pretende dai propri dipendenti che posseggono un blog la massima riservatezza e impedisce loro di parlare di tutto ciò che riguardi gli aspetti non-pubblici dell&#8217;attività aziendale. Per il resto<strong> i blogger di Sun possono parlare degli argomenti che preferiscono</strong> e sono liberi di mantenere l&#8217;anonimato, nonostante formalmente l&#8217;azienda inviti a rivelare il proprio status di dipendente della società.</p>
<p align="justify">La policy di <strong>Google</strong> sull&#8217;argomento non viene resa pubblica (a differenza del codice di condotta per i dipendenti)  ma analogamente a quanto avviene per gli impiegati di Sun, i blogger di Mountain View vengono invitati, ma non obbligati, <strong>a rivelare la propria posizione professionale</strong>.</p>
<p align="justify"><strong>Yahoo! è ancora più liberale</strong> e raccomanda solamente ai propri dipendenti  di non rivelare informazioni sensibili interne all&#8217;azienda e di <strong>agire con cautela</strong> quando si tratta di postare volgarità, di ingigantire i fatti o di produrre qualsiasi altro contenuto che possa generare controversie. I dipendenti non sono minimamente obbligati a rivelare la propria posizione lavorativa.</p>
<p align="justify"><strong>Dell sostiene invece una linea completamente diversa</strong> e ha deciso di dotarsi di una <a href="http://www.dell.com/content/topics/global.aspx/corp/governance/en/online_comm?c=us&amp;l=en&amp;s=corp">policy</a> completa ed esaustiva al fine di garantire la trasparenza della propria presenza online. Nello specifico i dipendenti sono obbligati a <strong>rivelare la propria condizione</strong> quando scrivono un blog, partecipano ad attività di social networking, modificano voci su Wikipedia o praticano una qualsiasi attività on-line che possa avere una qualche relazione con il core business della propria azienda.</p>
<p align="justify"><strong>Bob Pearson</strong>, vice presidente di Dell, riassume così la posizione della propria azienda a riguardo: &#8220;<em>Se a qualcuno piace pescare e vuole parlare di fly fishing fuori dal lavoro, quello non è affar nostro, sono cose personali. Ma se qualcuno parla di computer portatili o di qualsiasi altro argomento di un qualche interesse per Dell, allora in quel caso i dipendenti devono far sapere che lavorano per la Dell</em>&#8220;</p>
<p align="justify"> Al di là delle specifiche  connotazioni tecniche, una communication policy è necessaria per qualunque azienda, (piccola, media o grande che sia) la quale voglia gestire in maniera <strong>trasparente, credibile ed intelligente</strong> la propria presenza sul web.</p>
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