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	<title>iSayBlog News &#187; consigli</title>
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		<title>Twitter: opportunità o perdita di tempo?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 08:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate Blog]]></category>
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		<description><![CDATA[Twitter, il noto servizio a metà fra micro-blogging e messaggistica istantanea, sta riscuotendo un successo sempre crescente. Per chi ancora non lo conoscesse, Twitter permette di creare un account attraverso il quale comunicare con conoscenti e amici iscritti al servizio attraverso micro-messaggi non più lunghi di 140 caratteri. Quanto è utile questo sistema nell&#8217;ottica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><strong><img src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/05/tour_1.gif" alt="tour_1.gif" /></strong></div>
<p align="justify"><a href="http://www.twitter.com">Twitter</a>, il noto servizio a metà fra <strong>micro-blogging</strong> e <strong>messaggistica istantanea</strong>, sta riscuotendo un successo sempre crescente. Per chi ancora non lo conoscesse, Twitter <strong>permette di creare un account</strong> attraverso il quale comunicare con conoscenti e amici iscritti al servizio attraverso micro-messaggi non più lunghi di 140 caratteri. Quanto è utile questo sistema nell&#8217;ottica di un nuovo approccio alla comunicazione aziendale? Un progetto di <strong>corporate blogging</strong> potrebbe anche prevedere l&#8217;inclusione di <strong>Twitter</strong> in un set di strumenti virtuali a disposizione del dipendente-blogger?</p>
<p align="justify"><span id="more-79"></span></p>
<p align="justify">Ritengo che Twitter possa rivelarsi <strong>sostanzialmente inutile</strong> all&#8217;interno di un serio progetto di corporate blogging. Al di là della relativa perdita di tempo che comporta la gestione di un account, Twitter ci pone di fronte ad un serio problema di inaridimento dei contenuti. Imparare a gestire le proprie idee e a postarle sul web è un passaggio importante per chiunque voglia intraprendere una &#8220;carriera&#8221; di blogger. Questo vale anche al di fuori dell&#8217;ambito aziendale.</p>
<p align="justify">Esprimere un pensiero o un&#8217;idea su Twitter <strong>in meno di 140 caratteri</strong> comporta un <strong>inaridimento</strong> perché quell&#8217;idea o quel pensiero, se opportunamente sviluppati, sarebbero potuti diventare <strong>un post interessante</strong> con il quale arricchire il proprio blog. In termini pratici, s&#8217;aggiunga anche il fatto che postando su Twitter si rinuncia de facto ad aumentare la visibilità del proprio blog: quel post che non avete scritto avrebbe potuto aumentare il numero dei vostri visitatori, avrebbe potuto provocare delle reazioni su altri blog e  magari un rientro in termini di trackback e link.</p>
<p align="justify">Quanto vi sto dicendo è <strong>particolarmente vero per chi affronta partendo da zero la &#8220;sfida del blogging&#8221;</strong> e deve maturare un&#8217;esperienza nel settore, ma vale anche per i blogger navigati.  Basta fare un veloce giro sul sito partendo dai contatti di qualche noto blogger per capire quanti proseliti abbia fatto Twitter anche all&#8217;interno della blogosfera più &#8220;esperta&#8221;. Non voglio dare un giudizio totalmente negativo su Twitter, né si pensi che io lo ritenga un servizio completamente futile (la tentazione c&#8217;è).</p>
<p align="justify">Come avviene per ogni Social Network che può vantare un bacino d&#8217;utenza così vasto, anche Twitter ha dei lati positivi che possono essere sfruttati. Il servizio può ad esempio essere utilizzato come metodo per gestire<strong> le segnalazioni estemporanee</strong> dei lettori del nostro blog  -ci sono anche widget appositi per wordpress che integrano la funzione nei blog- , oppure come <em>ripetitore</em> per i post che scriviamo sul nostro blog (citati con titolo e link sul nostro account Twitter). Tuttavia anche in questo caso l&#8217;utilità del servizio è limitata: da un lato gli utenti di Twitter non gradiscono questa ri-destinazione d&#8217;uso e dall&#8217;altro l&#8217;efficacia dell&#8217;utilizzo di Twitter al fine di diffondere maggiormente i propri contenuti non è minimamente paragonabile ai risultati che si possono ottenere gestendo intelligentemente la propria presenza sui maggiori siti di aggregazione delle notizie.</p>
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		<title>Hotlinking e bandwith-theft: due pratiche da evitare</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 10:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando scriviamo e gestiamo il contenuto di un blog aziendale, è bene ricordare sempre che dalle nostre azioni e dai nostri comportamenti dipendono la credibilità e la visibilità della nostra azienda. E&#8217; dunque necessario seguire una rigorosa deontologia nella stesura di un corporate blog e soprattutto evitare di utilizzare pratiche eticamente deprecabili come l&#8217;hotlinking e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><strong><img src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/05/835548_94415780.jpg" alt="835548_94415780.jpg" /></strong></div>
<p align="justify">Quando <strong>scriviamo e gestiamo il contenuto di un blog aziendale</strong>, è bene ricordare sempre che dalle nostre azioni e dai nostri comportamenti dipendono la credibilità e la visibilità della nostra azienda. E&#8217; dunque necessario seguire una rigorosa deontologia nella stesura di un <em>corporate blog</em> e soprattutto evitare di utilizzare pratiche eticamente deprecabili come <strong>l&#8217;hotlinking</strong> e il <strong>bandwith-theft</strong>. Allo stesso tempo è bene conoscere il funzionamento di queste pratiche per difendersi da chi ne potrebbe fare uso ai nostri danni.</p>
<p align="justify"><span id="more-71"></span>Hotlinking e bandwidth-theft sono due concetti <strong>strettamente legati</strong> fra di loro.  L&#8217;hotlinking consiste nel linkare dal nostro blog/sito un&#8217;immagine, o qualsiasi altro contenuto multimediale, ospitato sulle pagine di un altro sito. In questo modo l&#8217;immagine <strong>appare nel nostro blog anche se noi non l&#8217;abbiamo fisicamente caricata</strong> sul nostro spazio web.</p>
<p align="justify">Il fine di questa pratica è solitamente il <strong>bandwidth-theft</strong>, il furto di banda. Il prezzo di un servizio di hosting varia in base alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banda_%28informatica%29">banda</a> mensile concessa: più banda si utilizza più si dovrà spendere; immagini, video e file musicali, data la loro grandezza, consumano molta banda ogni volta che vengono scaricati (ovvero semplicemente visualizzati nel browser da un utente). L&#8217;hotlinking consente dunque di inserire nelle proprie pagine file multimediali che verranno visualizzati dai nostri utenti <strong>a discapito della banda del sito a cui abbiamo &#8220;rubato&#8221; il contenuto</strong>.</p>
<p align="justify">Oltre ad essere una pratica scorretta, l&#8217;hotlinking <strong>è una pratica rischiosa</strong>. Se l&#8217;autore del contenuto hotlinkato si accorge del furto, nulla vieta ch&#8217;egli possa <strong>sostituire il file originale presente sul proprio server con un file diverso</strong> dal contenuto più disparato (anche potenzialmente offensivo o osceno) che smaschera il furto ed è causa di una pessima figura con i lettori. La credibilità di un sito vittima di questa pratica vendicativa,  cade inevitabilmente a picco. <strong>Un veloce esempio</strong>: immaginate di rubare un&#8217;immagine innocua ad un&#8217;altro blog: l&#8217;autore se ne accorge e la sostituisce con un fotomontaggio che ridicolizza il vostro direttore.</p>
<p align="justify">Per evitare che altri sfruttino allo stesso modo le nostre immagini o i nostri file multimediali, è bene prendere delle precauzioni tecniche, come suggerito da <a href="http://www.davidairey.com/stop-image-theft-hotlinking-htaccess/">questo interessante post</a> di <strong>David Airey</strong>.</p>
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		<title>Gli aspetti legali e normativi del blogging</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 16:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate Blog]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si crea un blog, e in particolar modo quando vogliamo dare vita ad un corporate blog, ci sono degli aspetti legali e normativi fondamentali di cui è necessario tenere di conto. Spesso si tratta di veri e propri obblighi legislativi, come ad esempio la necessità di apporre la partita IVA in home page se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"> <img src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/05/143662_7065.jpg" alt="143662_7065.jpg" /></div>
<p align="justify">Quando si crea un blog, e in particolar modo quando vogliamo dare vita ad un corporate blog, ci sono <strong>degli aspetti legali e normativi fondamentali</strong> di cui è necessario tenere di conto. Spesso si tratta di veri e propri obblighi legislativi, come ad esempio la necessità di <strong>apporre la partita IVA in home page se il dominio è registrato  a nome dell&#8217;azienda</strong>, in altri casi di norme che è bene seguire per non incorrere successivamente in piccoli problemi di carattere giudiziario o anche solo per rafforzare la propria credibilità on-line e dimostrare la propria professionalità e la propria  trasparenza. Due fattori imprescindibile per intraprendere un&#8217;attività di successo nell&#8217;ambito del corporate blogging.</p>
<p><span id="more-60"></span></p>
<p align="justify"><strong> Termini d&#8217;uso.</strong> Per creare un comunità di utenti <strong>consapevoli e soddisfatti</strong> è bene mettere in chiaro da subito i termini di utilizzo del blog da parte della comunità stessa e puntualizzare alcune regole da rispettare per <strong>un corretto uso delle risorse offerte ai lettori</strong>. E&#8217; bene creare una <em>policy</em> che gli utenti debbano implicitamente accettare e condividere, che può  variare a seconda della tipologia del vostro blog, ma che in ogni caso toccherà aspetti comuni a qualsivoglia progetto di editoria online. Chiarite dunque quali saranno<strong> le regole applicate nella moderazione dei commenti</strong> e stabilite che ogni singolo utente è responsabile di ciò che scriverà nei commenti stessi. E&#8217; altrettanto importante stabilire <strong>le licenze d&#8217;uso dei contenuti da voi prodotti</strong> (immagini, testi, idee) e riconoscere la paternità di qualsiasi tipo di <strong>UGC</strong> (user Generated Content) da voi utilizzato nel blog. Impostate infine una politica di totale trasparenza nell&#8217;applicazione delle regole stabilite. Una comunità di lettori ben regolamentata è una comunità di lettori felici e fedeli.</p>
<p align="justify"><strong>Copyright</strong>. Non dimenticate che non tutti i contenuti che potreste reperire su internet sono stati rilasciati sotto una licenza <strong>Creative Commons</strong>. Utilizzate dunque i simboli universali per l&#8217;attribuzione del copyright (©, ® oppure TM) quando necessario. Se desiderate che anche le proprietà intellettuali della vostra azienda vengano riconosciute in questo modo, seppure dovrebbe sempre essere sottinteso, è bene specificarlo esplicitamente. In ogni caso, dove non diversamente indicato, <strong>è bene considerare come protetto da copyright qualsiasi contenuto reperito su Internet</strong>. Se per un blog a carattere personale l&#8217;osservanza di questa semplice regola può non essere di vitale importanza, il discorso cambia quando gestiamo un blog aziendale.<strong> Le azioni legali</strong> motivate dall&#8217;infrazione delle leggi sul copyright sono uno dei metodi più semplici ed efficaci a disposizione di chi voglia screditare la vostra azienda o minarne la credibilità sia <em>on </em>che <em>off</em>-line.</p>
<p align="justify"><strong>Patti chiari amicizia lunga</strong>. Se gestite <strong>un blog multiautore</strong> è bene mettere in chiaro fin da subito sotto quali sono i diritti e i doveri di ogni singolo <em>contributor</em>. Da non sottovalutare anche in questo caso gli aspetti legati al riconoscimento dei diritti intellettuali. E&#8217; bene esplicitare <strong>chi detiene la paternità del contenuto generato</strong>, se l&#8217;autore (solitamente la soluzione auspicabile), o l&#8217;editore (nel nostro caso l&#8217;azienda) e su chi ricada in prima istanza la responsabilità di quanto pubblicato. E&#8217; importante, più per il quieto vivere all&#8217;interno della redazione virtuale che per non incappare in problemi di ordine legale, decidere <strong>chi è il referente ultimo</strong> all&#8217;interno del gruppo di editor, chi gestisce la pubblicazione, come viene gestita e secondo quali criteri si possa decidere di rimuovere o spostare il post di uno degli autori.</p>
<p align="justify">Gli aspetti della questione sono molti perché li si possa esaurire in un singolo articolo. Più avanti torneremo di nuovo sull&#8217;argomento e tratteremo degli aspetti legati al <strong>copyright delle immagini e di altri contenuti multimediali</strong>, nonché degli aspetti relativi ad un tema molto sensibile: <strong>la tutela della privacy</strong>.</p>
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