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Corporate Blog: imparare dagli errori dei blog politici

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Durante la campagna elettorale che ha preceduto le ultime e le precedenti elezioni politiche, abbiamo potuto assistere alla nascita di una miriade di nuovi blog curati da politici di caratura nazionale o locale. Spesso tali progetti nascono dalla necessitĂ , da parte del politico, di non lasciare scoperto un canale comunicativo ritenuto a basso costo e sono assimilabili al tentativo di aumentare la propria visibilitĂ  cercando di appiccicare un un numero maggiore di manifesti elettorali rispetto agli avversari. Ma proprio come le affissioni che imbrattano le cittĂ  prima delle consultazioni anche questi blog vengono abbandonati e giacciono dimenticati giĂ  dal martedì successivo allo spoglio delle schede. L’approccio che la maggior parte dei politici ha con il mezzo blog può essere d’aiuto a quelle aziende che vogliono battere la strada del corporate blogging per capire quali sono gli errori e i comportamenti da evitare per tutelare la propria credibilitĂ  on-line.


Scarsa originalitĂ  dei contenuti
. Il politico vive spesso l’esperienza del blog al pari di qualsiasi altra forma tradizionale di comunicazione pubblicitaria senza aver voglia (o senza essere di grado?) di comprenderne la profonda alteritĂ . Ecco che allora il blog diventa una semplice appendice mediatica utilizzata per pubblicare i comunicati stampa o per copia-incollare parti del programma elettorale o tranche di discorsi tenuti ad un comizio.

Appaltare totalmente la creazione di contenuti ad una societĂ  di comunicazione. I politici non hanno tempo (e non lo vogliono trovare) per scrivere i post che verranno pubblicati sul proprio blog. Se una societĂ  di comunicazione può gestire gli aspetti pubblicitari della campagna elettorale, perchĂ© non può occuparsi anche della mia presenza online? Questa considerazione erronea è spesso alla base dell’insuccesso di un blog politico. L’agenzia di comunicazione che gestisce il blog può occuparsi della creazione del sito, dell’infrastruttura o di altri aspetti tecnici, può arrivare pure ad occuparsi dell’inserimento dei contributi, ma l’impegno della creazione del contenuto deve essere inevitabilmente preso in carico dal politico. Lo stesso vale per l’azienda che decida di creare il proprio corporate-blog poichè il fine ultimo di questa scelta è un avvicinamento reale fra gli organi aziendali e il bacino di utenza effettivo o potenziale.

Infrazione delle regole condivise. La parte abitata della rete ha un proprio codice etico che va rispettato se si vuole conquistare credibilitĂ . Spesso i politici, un po’ per ignoranza un po’ per arroganza, ripropongono online quei comportamenti che tanto ce li rendono antipatici nella vita reale. Due semplici esempi:

  • La censura dei commenti negativi. I commenti critici non vanno cancellati. Un blog serve per confrontarsi e non per imporre la propria visione senza alcun contraddittorio. Per quello c’è Porta a Porta. Naturalmente questo non vale per i commenti offensivi, minacciosi e osceni. E’ bene chiarire con un disclaimer i criteri e i metodi utilizzati per il filtraggio dei commenti.
  • Utilizzo di immagini o altri file multimediali protetti da copyright. Spesso un’errore che dipende dalla superficialitĂ  di chi si occupa del sito. Del resto non si può pretendere di pagare al ribasso un’agenzia di comunicazione quando si tratta di gestire la propria immagine on-line. Le conseguenze di questo comportamento valgono bene una spesa maggiore per un servizio serio. Assolutamente da evitare pratiche fraudolente (ma non illegali) come l’hotlinking. Il sito di un noto politico (che non ha raggiunto la soglia di sbarramento) è stato recentemente vittima di uno switcharoo particolarmente osceno. Che senso ha giocarsi la faccia in questo modo per semplice superficialitĂ ?

Errori tecnici. Cosa direste al tipografo che vi stampa biglietti da visita disallineati? Un sito mal formattato, zeppo di immagini troppo grandi, troppo piccole, eccessivamente degradate o una scelta di colori che inficia la leggibilità sono solo alcuni degli aspetti negativi di molti dei siti politici che si vedono in giro. Meglio dunque costruire un sito semplice e fruibile, magari minimale ma ben fatto, accessibile e semplice da gestire. Lo stesso vale per un blog aziendale. Nessuno pretende un sito ad alto impatto, con animazioni flash, nani e ballerine ma il fine ultimo è il raggiungimento di un nuovo livello di comunicazione diretta con il lettore e tutto deve ruotare intorno a questo concetto fondamentale.

Naturalmente non tutti i politici che posseggono un blog commettono questi errori e molti di essi sono sicuramente consapevoli del proprio ruolo di blogger, creano contenuti originali, si mettono in discussione e cercano quanto meno di impostare un dialogo con i lettori ma non direi una falsitĂ  affermando che quest’ultimi continuano a rimanere una minoranza.

Un Commento a “Corporate Blog: imparare dagli errori dei blog politici”

  1. Pingback by » Corporate Blog: imparare dagli errori dei blog politici
    18 maggio 2008 | Ore: 12:25

    [...] Fonte | Camillo Miller – IsayBlog [...]

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