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	<title>iSayBlog News &#187; Web Marketing</title>
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		<title>Aumentare i fan della tua pagina Facebook: ecco FB Advertising</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 13:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione IsayBlog!</dc:creator>
				<category><![CDATA[IsayBlog!]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Viral Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[Facebook advertising]]></category>
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		<category><![CDATA[FB Advertising]]></category>
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		<category><![CDATA[Pubblicità su Facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook, il più diffuso social network del pianeta è ormai battuto in ogni direzione da aziende e privati che vedono nei suo strumenti la soluzione ideale per promuovere le loro attività: generare una conversazione per affermare un brand, vendere un servizio, lanciare un prodotto, far circolare un&#8217;idea. Creare una fan page della propria attività aziendale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="aligncenter size-full wp-image-1050" title="Pubblicità Facebook" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2010/07/ZZ4AC2FBCC.jpg" alt="" width="500" height="380" /></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facebook</strong>, il più diffuso social network del pianeta è ormai battuto in ogni direzione da aziende e privati che vedono nei suo strumenti la soluzione ideale per promuovere le loro attività: generare una conversazione per affermare un brand, vendere un servizio, lanciare un prodotto, far circolare un&#8217;idea. Creare una fan page della propria attività aziendale a tutt&#8217;oggi uno dei livelli fondamentali compreso in ogni piano di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma una volta creata una <strong><a href="http://www.facebook.com/pages/Tuttomamma/168380007042?ref=ts">fan page su Facebook</a></strong> il problema è sempre lo stesso: <em>Come popolarla? Come generare una conversazione spontanea? Come raggiungere il mio target? In sostanza: Come posso essere visibile davvero?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per colmare l&#8217;esigenza fondamentale di avere un seguito di fan numerosi e attivi &#8211; e che vi mette al riparo dall&#8217;essere l&#8217;ennesima pagina popolata solo da colleghi di agenzia e vecchi compagni di scuola &#8211; è stato sviluppato <strong>FB Advertising:</strong> un servizio di popolamento delle pagine fan di Facebook, che offre una soluzione &#8220;chiavi in mano&#8221; per aziende e utenti privati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://fbadvertising.net/index.php">FB Advertising</a></strong> nasce dall&#8217;esperienza di <strong>IsayBlog!</strong>, il primo network editoriale italiano completamente indipendente, forte di una propria web-agency con una solida esperienza di promozione e posizionamento sul web di aziende medio-grandi. IsayBlog! &#8211; che può contare su un traffico giornaliero di 400mila utenti e 60 blog a cavallo tra l&#8217;Italia e il Brasile, con centinaia di web-journalist ha una grande esperienza di utilizzo dei social network. Esperienza che ha riversato nello sviluppo di un tool avanzato in grado di raggiungere obiettivi ambiziosi, facendo schizzare il numero di fan profilati per la propria Pagina da poche centinaia a decine di migliaia in un tempo molto breve.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incremento a livello di interazione è immediatamente riscontrabile nella propria pagina, che viene popolata da persone reali (e non account falsi come molti siti fraudolenti propongono) che scelgono volontariamente di cliccare su &#8220;mi piace&#8221;, partecipando attivamente alle discussioni e in grado di generare di colpo un&#8217;interazione naturale e interessata. Il servizio garantisce l’assenza di qualsiasi rischio, e non necessita nemmeno dell&#8217;accesso all&#8217;account del proprietario della pagina. Come prova di ulteriore sicurezza, c&#8217;è la clausola che il mancato raggiungimento dell’obiettivo previsto da diritto al <strong>rimborso al 100% dell&#8217;importo investito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;">La procedura di invio dei suggerimenti è assolutamente conforme a tutte le policy di FaceBook (i nuovi fan fanno parte della grande rete di utenti di IsayBlog!, principale partner strategico di FB Advertising e non vengono accumulati con strategie fraudolente) che può contare sulla potenza del passaparola: non c&#8217;è praticamente limite al numero dei fan che possono essere aggiunti: 5mila, 10mila 30mila, tutti con la possibilità di essere profilati in base ai tradizionali parametri di ogni campagna pubblicitaria come sesso, età, provenienza geografica.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Un paio di domande fatte al team di sviluppo di </span><span style="font-weight: normal;">Fb Advertising</span><span style="font-weight: normal;">:</span></strong></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><strong>In sostanza come si attiva il sistema?</strong></span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: normal;">C&#8217;è da compilare il form di contatto che trovi </span><a href="http://fbadvertising.net/compra.php"><span style="font-weight: normal;">nella pagina dedicata</span></a><span style="font-weight: normal;">, c&#8217;è da selezionare il numero di fan desiderati e la relativa profilazione. In quel momento la pagina avrà generato un preventivo in automatico. Una volta cliccato sulla conferma dei propri dati, si verrà contattati dal nostro staff. La campagna per <a href="http://fbadvertising.net/index.php">aumentare i fan della fan page di Facebook</a> partirà immediatamente e i nuovi fan giungeranno in maniera immediata attivando il meccanismo in maniera virale. Come avremo raggiunto lo scopo, verrà interrotta la promozione della pagina, ma generalmente nuovi Fan continueranno ad aderire, grazie alla spinta ricevuta dalla promozione. Ricordiamo che si tratta di persone in carne ed ossa che scelgono di iscriversi su base volontaria, noi non siamo tra quelli che fanno uso di strategie </span>truffaldine come pagine false, account fake o <em>like baiting</em> (pagine che promettono chissà quale rivelazione in cambio dell&#8217;iscrizione).</p></blockquote>
<p><span style="font-weight: normal;"><strong>Che succede se non si raggiungono i Fan concordati?</strong></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">Nell&#8217;ipotesi improbabile che non si riuscisse a raggiungere gli obiettivi previsti, </span><span style="font-weight: normal;"><strong>FB Advertising</strong></span><span style="font-weight: normal;"> prevede una formula di rimborso per la cifra di fan mancanti. Supponiamo di esserci messi d&#8217;accordo per 10mila Fan e di esserne riusciti a portare solo 9000: in questo caso un decimo dell&#8217;importo ti verrà restituito. Teniamo però a precisare che spesso è il contrario: noi portiamo più Fan di quelli richiesti dai clienti! E non facciamo pagare nessun costo aggiuntivo per un numero di Fan superiore a quello concordato. <em>Insomma, consideratelo un regalo di FB Advertising!</em></span></p>
</blockquote>
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		<title>IsayBlog! incontra Vente-Privée</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione IsayBlog!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[blanc-mesnil]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques-Antoine Granjon]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo avuto occasione di recente di visitare un&#8217;azienda leader nel suo segmento, Vente Privée, a seguito di un invito rivolto a chi volesse meglio conoscere la sua attività. In IsayBlog! eravamo sicuri che l&#8217;esperienza ricavata da questo piccolo viaggio potesse essere utile alla nostra metodologia lavorativa. Del resto il principio secondo il quale la &#8220;condivisione delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2010/07/vente-privee3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1013" title="vente-privee" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2010/07/vente-privee3.jpg" alt="" width="501" height="99" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo avuto occasione di recente di visitare un&#8217;azienda leader nel suo segmento, <em>Vente Privée,</em> a seguito di un invito rivolto a chi volesse meglio conoscere la sua attività. In <strong><a href="http://www.isayblog.com">IsayBlog!</a></strong> eravamo sicuri che l&#8217;esperienza ricavata da questo piccolo viaggio potesse essere utile alla nostra metodologia lavorativa. Del resto il principio secondo il quale la &#8220;condivisione delle esperienze&#8221; è l&#8217;unico metodo per progredire siamo noi stessi a propugnarlo, e abbiamo gradito subito l&#8217;invito e l&#8217;idea che c&#8217;era dietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vente Privée non è il primo e-commerce Europeo che crea vendite evento online&#8230;è qualcosa di più</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un&#8217;idea di <em>Jacques-Antoine Granjon</em>, Vente Privée dal 2001 nel giro di pochi anni è diventata l&#8217;azienda leader nel settore, <strong>10 milioni di membri, 8 milioni di visitatori unici al mese </strong>sono il frutto di un lavoro continuo e massiccio che percorrendo gli uffici si respira.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo vissuto una giornata intensa vivendo e conoscendo i singoli settori dell&#8217;azienda. Partendo dal magazzino logistico di <em>Blanc-Mesnil</em> (uscendo dall&#8217;aereoporto Charles de Gaulle, dopo qualche chilometro è riconoscibile  dal suo colore &#8220;rosa&#8221;), siamo arrivati alla sede centrale, qui ci siamo confrontati con i componenti dei vari settori produttivi. Abbiamo parlato con i ragazzi della divisione commerciale, della sezione creativa e abbiamo proseguito curiosando negli studi fotografici,  partecipando ad una seduta nello studio di registrazione dove vengono create le colonne sonore dei trailer introduttivi per la presentazione del Brand prima della vendita online.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vente Privée</em>, infatti fa tutto &#8220;in casa&#8221;: una volta ricevuta la campionatura dal Brand del caso, prepara i capi per lo shooting fotografico, gestisce totalmente la vendita, fino al servizio di <em>customer care</em>, preciso ed efficiente (lo abbiamo anonimamente testato). Un dato importante, che abbiamo precedentemente accennato è l&#8217;età media dei gruppi di lavoro, circa 30 anni, questo crea il giusto entusiasmo e lo spirito adeguato per gestire  l&#8217;attività aziendale. L&#8217;idea immediata osservando una vendita di Vente Privée è che <strong>prima di entrare nella pagina d&#8217;acquisto, la vendita sia già percepita in maniera favorevole dal cliente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per giudicare l&#8217;attività online di <em>Vente Privée</em>, abbiamo scandagliato il sito, l&#8217;attività di DEM, l&#8217;<a href="http://www.iphoner.it/vente-privee-compra-online-prezzi-imbattibili">applicazione iPhone</a> ed il corporate Blog, lì per la verità trovando  qualche  spunto per un margine di miglioramento, ma quello è davvero il nostro ambito di competenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://it.vente-privee.com/VP4/Login/Portal.ashx">Vente Privée</a>, proprio per migliorare il proprio standard qualitativo, oltre alle divisioni sparse per l&#8217;Europa ha già attivato la realizzazione di una struttura in Italia, propedeutica alla migliore gestione di un mercato strategico ed emergente come quello nostrano, e nel 2009 il fatturato per l&#8217;Italia ha raggiunto i 10 milioni di euro e per il 2010 con previsioni di aumento del 140%, con una customer base potenziale di 400.000 membri.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento, ben organizzato e coordinato da  Jordana, Simone, Isabel e Simona si è concluso con una gustosa cena al <a href="http://www.restaurantbon.fr/indexacc.html">BON</a>, dove di fronte ad uno <em>chablis</em> d&#8217;annata ci siamo rinnovati la piacevolezza dell&#8217;incontro.</p>
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		<title>Green Marketing: l’eco-sostenibile attira sempre più il consumatore online</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 06:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[cocacola]]></category>
		<category><![CDATA[conversational marketing]]></category>
		<category><![CDATA[doubleclick]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
		<category><![CDATA[green marketing]]></category>
		<category><![CDATA[performics]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle più recenti strategie adottate dalle aziende per incrementare il proprio business è il Green Marketing che, secondo studi recenti, sta ottenendo ampio consenso soprattutto da parte dei consumatori online. Qual è il motivo di tanto successo? Perché gli utenti online sono maggiormente interessati ai prodotti eco-sostenibili? L’esempio di due grandi aziende come Eni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://Nessuna"></a></strong></p>
<p><a href="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/08/green-marketing-copia.jpg"></a></p>
<p><a href="http://Nessuna"></a></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-181" style="margin: 10px;" title="green-marketing-copia" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/08/green-marketing-copia.jpg" alt="" width="200" height="200" /></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p>Una delle più recenti strategie adottate dalle aziende per incrementare il proprio business è il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Green_marketing" target="_blank"><span style="color: #003399;">Green Marketing</span></a> che, secondo studi recenti, sta ottenendo <strong>ampio consenso soprattutto da parte dei consumatori online</strong>. Qual è il motivo di tanto successo? Perché gli utenti online sono maggiormente interessati ai prodotti eco-sostenibili? L’esempio di due grandi aziende come <a href="http://www.eni.it/" target="_blank"><span style="color: #003399;">Eni</span></a> e <a href="http://www.coca-cola.it/" target="_blank"><span style="color: #003399;">CocaCola </span></a> ci aiuta a capire meglio questo nuovo modello di business.</p>
<p>Una strategia di marketing orientata all’eco-sostenibilità e all’ecologia, il cosiddetto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Green_marketing" target="_blank"><span style="color: #003399;">Green Marketing</span></a>, sembra essere l’arma vincente delle aziende che vogliono vendere con successo i propri prodotti offline, ma soprattutto online. Secondo uno studio recente condotto da <a href="http://www.performics.com/news-room/press-releases/doubleclick-performics-survey-finds-60-percent-of-online-consumers-consider-environmental-consciousness-an-important-company-trait/674" target="_blank"><span style="color: #003399;">DoubleClick Performics</span></a>, il reparto di marketing di <a href="http://www.doubleclick.com/" target="_blank"><span style="color: #003399;">DoubleClick</span></a>, il consumatore online è, infatti, interessato maggiormente all’acquisto di prodotti che siano “green”, eco-sostenibili.<strong> L’indagine rivela addirittura che l’utente è disposto a spendere anche il 5% in più quando si tratta di aziende che promuovono l’eco-sostenibilità.</strong></p>
<p><span id="more-180"></span></p>
<p>La ricerca è stata realizzata con 1087 adulti che hanno dichiarato di essere interessati ad un tipo di marketing ecologico che parla di rispetto dell’ambiente e che inoltre aiuta l’utente a risparmiare soldi e a vivere meglio. Non a caso <strong>Stuart Larkins,</strong> vice presidente senior della ricerca alla DoubleClick Performics suggerisce: “Con così tanti consumatori online che cercano e acquistano prodotti, i venditori dovrebbero includere informazioni che riguardano il loro sostegno all’ambiente attraverso le loro campagne, promozioni, display advertising ed email.”</p>
<p>Un consiglio che alcune aziende come <span style="color: #003399;"><a href="http://www.eni.it/"><span style="color: #003399;">Eni</span></a> </span>e <span style="color: #003399;"><a href="http://www.coca-cola.it/"><span style="color: #003399;">CocaCola</span></a> </span>non si sono lasciate sfuggire realizzando campagne online eco-sostenibili di enorme interesse per il consumatore. <a href="http://www.eni.it/"><span style="color: #003399;">Eni</span></a> può essere considerato uno dei precursori del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Green_marketing" target="_blank"><span style="color: #003399;">green marketing</span></a>, l’azienda che ha inaugurato un nuovo modo di fare marketing, di parlare ai propri consumatori e di fidelizzarli.<br />
Non potendo fare leva sui tradizionali vantaggi per il consumatore quali la scontistica o la personalizzazione della distribuzione e del servizio,<strong> Eni ha, infatti, deciso di puntare su un altro aspetto ugualmente importante per il consumatore contemporaneo: il risparmio energetico</strong>, un fattore fondamentale per se stessi ma soprattutto per il futuro dei propri figli.</p>
<p>La sua strategia di marketing eco-sostenibile è interessante soprattutto per quel che riguarda la campagna online. È infatti recente il lancio del sito <a href="http://www.30percento.it/"><span style="color: #003399;">www.30percento.it</span></a>, “per informare e sensibilizzare i cittadini sui temi del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale”.<br />
Gli utenti di <a href="http://www.30percento.it" target="_blank">30percento</a> possono inoltre dare un contributo personale scambiandosi consigli sul proprio modo di risparmiare l’energia: in questo modo Eni ha sfruttato quelle che sono le caratteristiche del web 2.0, la partecipazione e la condivisione, creando un vero e proprio network. “<em>Una delle novità del sito e’ la sezione interattiva <a href="http://www.30percento.it/inviaci_il_tuo_consiglio.php" target="_blank"><span style="color: #003399;">my30%</span></a>, un ampio spazio in cui viene offerta ai navigatori la possibilità di contribuire alla sostenibilità ambientale del nostro pianeta, condividendo il proprio modo di risparmiare energia e inviando il proprio personale ”25* consiglio</em>”.</p>
<p>Anche <a href="http://www.coca-cola.it/" target="_blank"><span style="color: #003399;">CocaCola </span></a>ha messo in atto la sua strategia di green marketing, realizzando una campagna eco-sostenibile, il cui ampio significato va dal benessere ambientale alla salute della persona, al benessere della comunità.<br />
L’azienda della famosa bibita si è rivolta al consumatore sottolineando quello che fa per la comunità e quello che fa per lui. <strong>Il</strong> <strong>messaggio che vuole trasmettere è che i suoi prodotti non sono solo utili all’ambiente ma alla comunità intera</strong>.<br />
Il sito della campagna, dal nome significativo, <a href="http://www.livepositively.com/"><span style="color: #003399;">http://www.livepositively.com/</span></a>, sottolinea la filosofia green dell’azienda così come lo slogan che appare durante il caricamento della homepage “Benvenuto nella community dove aiuti a realizzare cose buone”.</p>
<p><em><strong>Think green</strong></em> potrebbe essere il nuovo motto delle aziende, ma soprattutto <em><strong>talk green</strong></em> nell’ottica di un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Conversational_marketing" target="_blank"><span style="color: #003399;">conversational marketing</span></a>, dove parlare e ascoltare le esigenze dei propri consumatori rientra nelle attività principali delle aziende che puntano al soddisfacimento e alla fidelizzazione del proprio pubblico.</p>
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		<title>I 100 personaggi più influenti del Web</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[100 top celebrities]]></category>
		<category><![CDATA[internet celebrità]]></category>
		<category><![CDATA[internet gossip]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[TechCult, l&#8217;ultimo blog creato dall&#8217;ottimo Daniel Scocco (DailyBlogTips),  ha stilato un&#8217;interessante e completa classifica delle cento personalità più influenti del web. Il metodo utilizzato per realizzare la top 100 è semplice. La redazione ha scelto 200 nomi di personaggi influenti e conosciuti nell&#8217;ambito dell&#8217;IT e li ha ordinati in maniera decrescente a seconda del numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-140 aligncenter" title="mosaic4529287" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/07/mosaic4529287.jpg" alt="" width="460" height="307" /></strong><br />
TechCult, l&#8217;ultimo blog creato dall&#8217;ottimo <strong>Daniel Scocco</strong> (<a href="http://www.dailyblogtips.com">DailyBlogTips</a>),  ha stilato <strong>un&#8217;interessante e completa classifica</strong> delle <strong>cento personalità più influenti del web.</strong> Il metodo utilizzato per realizzare la top 100 è semplice. La redazione ha scelto 200 nomi di personaggi influenti e conosciuti nell&#8217;ambito dell&#8217;IT e li ha <strong>ordinati in maniera decrescente a seconda del numero di risultati ottenuti dalla ricerca del loro nome su Google</strong>. La scelta di questo sistema di ordinamento, che da qualcuno potrà essere considerato il punto debole della lista, ha invece contribuito a creare un risultato piuttosto sorprendente che la dice lunga <strong>sulle tendenze del web</strong> e sul modo in cui la popolarità si diffonde nella parte della rete &#8220;<em><strong>governata</strong></em>&#8221; da Re Google. Vediamo insieme i risultati più interessanti, senza dimenticarci, parafrasando un recente adagio, che &#8220;<a href="http://www.appuntidigitali.it/408/google-e-internet/">Google non è internet</a>&#8220;, ma a quanto pare <a href="http://www.isayblog.com/web-marketing/web-search-google-sfiora-il-70-a-giugno/">ci si avvicina parecchio</a>.</p>
<p><span id="more-139"></span><br />
In testa alla classifica troviamo <strong>due personaggi che la dicono lunga sulle abitudini di ricerca dell&#8217;utente medio</strong> (prevalentemente americano in questo caso): <strong>Tila Tequila e Perez Hilton</strong>. Per chi non li conoscesse: Tila Tequila è una ex-modella di playboy che ha fatto fortuna con le proprie comparsate nei reality show di cui è zeppa la tv americana e che ha saputo auto-promuoversi in maniera decisamente efficace tramite il proprio sito <strong>Tilashotspots.com</strong>; <strong>Perez Hilton</strong> è il discusso blogger tenutario dell&#8217;omonimo sito di gossip estremo. Sul terzo gradino del podio troviamo il nostro <strong>Beppe Grillo</strong>, il cui sito, attraverso il quale il comico genovese ha raggiunto la notorietà globale, compare fra i primi dieci siti del mondo nella <strong>classifica di Technorati</strong>.</p>
<p>Se la terza posizione sembra trasudare un minimo di influenza mediatica per <strong>scovare qualcuno la cui opinione sia realmente in grado di contare qualcosa e orientare non solo torme di fan ma anche i mercati e in parte l&#8217;economia del settore IT</strong>, dobbiamo scendere fino alla nona posizione, dove troviamo <strong>Eric Schmidt</strong>, CEO di Google e membro del consiglio di amministrazione di Apple. <strong>Larry Page</strong>, co-fondatore di Google, occupa la decima posizione mentre <strong>Sergey Brin</strong>, l&#8217;altro fondatore, è solo tre posizioni più in basso. Fra i due troviamo personaggi altrettanto rilevanti quali<strong> Tim Berners-Lee,</strong> &#8220;inventore&#8221; del World Wide Web come lo conosciamo oggi, e <strong>Chris Anderson</strong>, Editore Capo di Wired e teorico della Long Tail.</p>
<p>Fra i primi venti classificati troviamo anche personaggi di diversa estrazione, come <strong>Cory Doctorow</strong>, scrittore di fantascienza a co-autore del noto blog <a href="http://www.boingboing.net/">Boing Boing</a> (insieme a Mark Frauenfelder, David Pescovitz e Xeni Jardin). <strong>Doctorow</strong>, che può essere definito il <strong>William Gibson</strong> dei nostri tempi, è un paladino della libertà di espressione e attivista per la <strong>liberalizzazione del copyright</strong> e punto di riferimento sul tema del Digital Rights Management.</p>
<p>Il personaggio la cui inclusione ha destato maggior scalpore e, in parte, proteste verso gli autori della lista è <strong>Chris Crocker</strong>, il pazzoide dell&#8217;ahimè famosissimo video &#8220;<em>Leave Britney alone</em>&#8220;. Crocker dopo aver raggiunto la notorietà globale grazie al proprio filmato &#8220;da pazza&#8221;, si è inventato una sorta di carriera da comico e ospite televisivo che gli ha fruttato sicuramente un bel gruzzolo e una notorietà su internet ad una velocità che non si era mai vista prima. Un personaggio interessante non in quanto tale, ma più che altro <strong>come esempio delle spesso imprevedibili dinamiche del web</strong>.</p>
<p>Per concludere citiamo la <strong>29a posizione</strong> di uno dei nostri <a href="http://www.isayblog.com/corporate-blog/ceo-blog-il-capo-deve-bloggare/">CEO Blogger</a> preferiti, ovvero<strong> <a href="http://blogs.sun.com/jonathan/">Jonathan Schwarz</a></strong>, presidente e <strong>AD di Sun Microsystem</strong>. Se volete divertirvi a <strong>scoprire altri volti dell&#8217;internet che conta</strong> la lista di TechCult la trovate <a href="http://www.techcult.com/top-100-web-celebrities/">a questo indirizzo</a>. Piccola precisazione: nella lista non hanno trovato posto personaggi come Steve Jobs o Bill Gates perché la lista ha tenuto conto solamente di coloro che sono divenuti famosi dopo il primo boom di Internet.</p>
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		<title>Web Search: Google sfiora il 70% a giugno</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 14:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[Mountain View]]></category>
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		<description><![CDATA[Google può crescere ancora? Stando ai dati di giugno da poco diffusi da Hitwise, ma limitati agli Stati Uniti, sembrerebbe proprio di si. Durante il mese appena trascorso il 69,7% delle ricerche internet negli USA è stato effettuato attraverso il sito del gigante di Mountain View. Yahoo e Microsoft perdono invece ulteriore terreno: search.msn.com scende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><img class="alignnone size-full wp-image-142" title="mosaic3179269" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/07/mosaic3179269.jpg" alt="" width="460" height="155" /></strong></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Google può crescere ancora</strong>? Stando ai dati di giugno da poco diffusi da <a href="http://www.hitwise.com/press-center/hitwiseHS2004/us-google-70-percent-of-searches.php">Hitwise</a>, ma limitati agli Stati Uniti, sembrerebbe proprio di si. Durante il mese appena trascorso il <strong>69,7% </strong>delle ricerche internet negli USA è stato effettuato attraverso il sito del <strong>gigante</strong> di Mountain View. <strong>Yahoo e Microsoft perdono invece ulteriore terreno</strong>: <span class="bodyText_whiteBG" lang="EN-US"><span class="bodyText_whiteBG">search.msn.com scende dal 5,89% al 5,46%, mentre Yahoo passa dal 19,95% al 19,62%. </span></span></p>
<p><span id="more-141"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I dati fanno ancora più impressione se confrontati con quelli del giugno 2007. Google, nello stesso periodo dello scorso anno, si attestava sul <strong>63,92%</strong> mentre <strong>MSN Search poteva contare su uno share del 9,85%</strong>. Meno drastico ma comunque sensibile il calo di Yahoo, che l&#8217;anno scorso, di questi tempi, poteva contare su uno share del <strong>21,31%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente la faccenda<strong> YahooSoft</strong>, un&#8217;operazione fallita condotta con poca eleganza e ancor minore capacità manageriale che è riuscita solamente a mettere in ginocchio il portale di ricerca di Microsoft, deve aver <strong>pesato parecchio sulle scelte dell&#8217;utente internet medio americano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non va comunque sottovalutato un semplice aspetto: Google funziona meglio, punto. Basta c<strong>omparare in termini di pertinenza</strong> i risultati che si ottengono con una ricerca tramite il motore di Page e Brin e quelli che invece vengono restituiti da Msn Search per rendersi conto della differenza sostanziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si aggiunga infine che il meccanismo Google è ormai un sistema che si autoalimenta, ed anche chi produce contenuti per il web è di fatto portato ad ottimizzarli per farsi benvolere dalla divinità di Mountain View. SEO = GEO, dove la G sta ovviamente per Google, in soldoni. <strong>E&#8217; vero, dunque, Big G non è internet, ma quasi</strong>.</p>
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		<title>Google indicizzerà i contenuti Flash</title>
		<link>http://isayblog.com/blog/seo/google-indicizzera-i-contenuti-flash/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 17:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Adobe]]></category>
		<category><![CDATA[Flash]]></category>
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		<category><![CDATA[microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>
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		<description><![CDATA[Google ha imparato a &#8220;leggere&#8221; i siti in Flash. Gli ingegneri di Big G hanno sviluppato un nuovo algoritmo capace di indicizzare il contenuto dei siti realizzati in flash grazie al quale il crawler sarà in grado di rilevare le parti testuali contenute nei file realizzati con il noto programma di Adobe. Siamo sicuramente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-138" title="googflash" src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/07/googflash.jpg" alt="Google Flash" width="460" height="250" /></strong></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Google ha imparato a &#8220;leggere&#8221; i siti in Flash</strong>. Gli ingegneri di Big G hanno sviluppato <strong>un nuovo algoritmo capace di indicizzare il contenuto dei siti realizzati in flash</strong> grazie al quale il crawler sarà in grado di rilevare le parti testuali contenute nei file realizzati con il noto programma di Adobe. Siamo sicuramente <strong>di fronte ad un&#8217;innovazione importante</strong> che aprirà nuove prospettive nell’ambito dell’ottimizzazione del posizionamento dei siti. Ma è una notizia positiva o negativa?</p>
<p><span id="more-137"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto si apprende <a href="http://googleblog.blogspot.com/2008/06/google-learns-to-crawl-flash.html">dal blog ufficiale di Mountain View</a> (<em>tanto per fare un esempio di Corporate Blogging estremo</em>), il nuovo algoritmo è stato implementato in parallelo all’adozione di Flash player e grazie ad essi il software di indicizzazione di Google sarà in grado di <em>spulciare</em> <strong>all&#8217;interno di qualsiasi tipo di contenuto realizzato in flash</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia sarà sicuramente accolta positivamente dalle aziende che hanno deciso di realizzare il proprio sito interamente in Flash e che qualora avessero voluto indicizzare i contenuti in esso presente dovevano affidarsi ad una <strong>copia HTML</strong> del sito stesso o a stratagemmi di vario genere. Allo stesso tempo n<strong>on sorrideranno i sostenitori dell’open source</strong> e chiunque non veda di buon occhio l’utilizzo della tecnologia proprietaria di Adobe per la realizzazione di siti internet dinamici.</p>
<p style="text-align: justify;">A rafforzare l’idea di <strong>un accordo chiuso e poco trasparente</strong> <strong>ci pensa direttamente Adobe</strong>, <a href="http://www.adobe.com/aboutadobe/pressroom/pressreleases/200806/070108AdobeRichMediaSearch.html">confermando che solamente Google e Yahoo</a> hanno avuto la possibilità di studiare da vicino le &#8220;interiora&#8221; di flash per sviluppare l&#8217;algoritmo necessario all&#8217;indicizzazione. Rimangono tagliati fuori i motori di ricerca minori e soprattutto <strong> Live Search di Microsoft</strong>, azienda produttrice del diretto concorrente di Flash, Silverlight.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento chi volesse <strong>realizzare siti dinamici</strong> (dove per dinamismo non si intende ovviamente la possibilità di animare i contenuti offerta da Flash) o vere e proprie <strong>Rich Internet Applications</strong> senza utilizzare necessariamente la tecnologia chiusa di Adobe o Microsoft potrebbe scegliere delle valide alternative Open, <strong>come la semplice integrazione fra HTML, CSS, Ajax e Javascript</strong>. E&#8217; questa, ad esempio, la strada intrapresa da Google per la creazione delle proprie applicazioni web o da Apple, che ha scelto di utilizzare il <a href="http://www.theapplelounge.com/hardware/iphone/sproutcore-il-cuore-open-di-mobileme/">framework Javascript SproutCore</a> per realizzare la nuova versione online del servizio internet <a href="http://www.me.com"><strong>MobileMe</strong></a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#039;advertising online cresce in Europa, Italia fanalino di coda</title>
		<link>http://isayblog.com/blog/web-marketing/iab-europe-dati-online-advertising/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 08:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[IAB Europe]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[online advertising]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità online]]></category>
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		<description><![CDATA[IAB Europe ha pubblicato i dati relativi alla spesa pubblicitaria online per il 2007. I dati sono molto buoni e l&#8217;evidente crescita raggiunge livelli che non sono eguagliati da nessun altro mezzo di comunicazione tradizionale. Anche il distacco fra Stati Uniti ed Europa si accorcia, con alcuni paesi del vecchio continente che superano addirittura gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"> <strong><img src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/06/invonlineiab1.jpg" alt="invonlineiab1.jpg" /></strong></div>
<p align="justify">IAB Europe <a href="http://www.iabeurope.ws/">ha pubblicato</a> <strong>i dati relativi alla spesa pubblicitaria online per il 2007</strong>. I dati sono molto buoni e <strong>l&#8217;evidente crescita</strong> raggiunge livelli che non sono eguagliati da nessun altro mezzo di comunicazione tradizionale. Anche il distacco fra Stati Uniti ed Europa si accorcia, con <strong>alcuni paesi del vecchio continente che superano addirittura gli U.S.A per investimento pro capite</strong>. Ma se nel complesso i dati sono positivi,<strong> in Italia tira tutta un&#8217;altra aria</strong> e la crescita non si vede.</p>
<p><span id="more-120"></span></p>
<p align="justify">Il nostro paese si piazza in <strong>quartultima posizione</strong> per quanto riguarda la percentuale generica di investimenti pubblicitari su internet da parte delle aziende, con un misero <strong>6,7% della spesa pubblicitaria totale</strong>. Peggio di noi solamente Austria, Spagna (un dato che sorprende, vista la vivacità tecnologica del paese iberico negli ultimi anni)  e Grecia.</p>
<p align="justify">L&#8217;Italia si merita (si fa per dire) <strong>l&#8217;ultima posizione</strong> per quanto riguarda la spesa pubblicitaria pro capite, con un misero investimento di 36,9€ per utente internet, a fronte di una media europea che si attesta su un valore ben più alto: 80,6€.</p>
<div align="center"><strong><img src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/06/invonlineiab2.jpg" alt="invonlineiab2.jpg" /></strong></div>
<p align="justify">Il quadro che emerge dalle rilevazioni di IAB Europe è tutt&#8217;altro che roseo, e può essere dovuto ad <strong>un insieme di fattori concomitanti e di varia natura</strong>.  Sicuramente contano le difficoltà degli operatori del settore che si trovano ad operare in un paese tecnologicamente conservatore, in cui <strong>le aziende preferiscono affidarsi a sistemi consolidati</strong> e si fidano poco delle nuove frontiere (che ormai tanto nuove non dovrebbero più essere) dell&#8217;online advertising, abituati ad affidarsi a sistemi pubblicitari in cui la quantificazione del ritorno sull&#8217;investimento è forse più immediata e tendenzialmente lineare.</p>
<p align="justify">Se volessimo guardare ancora oltre <strong>potremmo prendere  in considerazione la natura stessa del tessuto industriale italiano</strong>, intrico di piccole e medie imprese, spesso condotte con concezione <em>familistica</em> e mentalità eccessivamente privatistica, in cui la ricerca e più in generale la spinta verso le nuove tecnologie rischiano spesso di avere un ruolo marginale e subordinato. Ma non andiamo oltre per evitare di incorrere in eccessive generalizzazioni e rimaniamo invece nel seminato.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Una delle ragioni più lampanti del gap (suggerita anche da Nereo in <a href="http://www.totale.it/leuropa-e-terra-di-advertising-online-mentre-in-italia-260.html">questo post</a>) che separa l&#8217;Italia dal resto d&#8217;Europa nel settore dell&#8217;online advertising è invece lo <strong>scollamento</strong> sensibile  fra internet e gli altri mezzi di comunicazione, <strong>TV in primis</strong>, che spesso sono portatori di pregiudizi verso internet anziché veicolo di conoscenza e crescita della &#8220;coscienza mediatica&#8221;, se mi passate l&#8217;espressione.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Pregiudizi che poi si tramutano in (o si assommano, o, ancora peggio, fomentano) <strong>un digital divide ben più grave e più subdolo, che colpisce anche chi è già online</strong>, come fa notare Layla Pavone in <a href="http://laylapavone.blogspot.com/">questo interessante post</a> peraltro precedente alla pubblicazione dei dati di IAB Europe:<br />
<em><br />
</em></p>
<blockquote>
<p align="justify"><em> Mi sono resa conto che il digital divide esiste ancora ed è fortissimo. Ma la cosa più preoccupante è che il digital divide non esiste solo tra chi è online e chi non lo è.</em><br />
<em> Esiste anche e, paradossalmente, soprattutto nelle persone che usano internet già da qualche anno ma ancora non ne hanno compreso appieno le potenzialità. Timori, luoghi comuni, pregiudizi, iatture su quella che viene ritenuta assurdamente la malvagità della rete sono ancora un ostacolo, nonostante vi sia un proliferare di iniziative che tendono a rendere la rete un ambiente o piu&#8217; prosaicamente un media &#8220;comprensibile&#8221;, alla portata di tutti e di tutti.</em></p></blockquote>
<p align="justify"><strong>La situazione non è buona</strong>, per dirla con Celentano, e gli addetti ai lavori possono fare poco senza l&#8217;aiuto degli altri media. Come se non bastasse, spesso si trovano a dover fare i conti con il conservatorismo dei loro stessi colleghi che preferiscono puntare sulla facilità di soluzioni basate sull&#8217;advertising tradizionale. Insomma, per concludere con un&#8217;altra citazione, stavolta dal gusto involontariamente anticapitalista: <strong>che fare?</strong></p>
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		<title>Aziende e WebMarketing: l&#039;esempio da non seguire</title>
		<link>http://isayblog.com/blog/corporate-blog/aziende-e-webmarketing-lesempio-da-non-seguire/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 08:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camillo Miller</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[Mosaico Arredamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Sarnari]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni nella blogosfera italiana si fa giustamente un gran parlare dell&#8217;affaire Sarnari-Mosaico Arredamenti. La questione è presto riassunta: Sergio Sarnari, programmatore e blogger, in un post del suo blog si lamenta di un acquisto effettuato presso la Mosaico Arredamenti e del comportamento inqualificabile (a suo dire ovviamente) dell&#8217;azienda, che si rifiuta di ascoltare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"> <strong><img src="http://isayblog.com/blog/wp-content/uploads/2008/06/531193_14973982.jpg" alt="531193_14973982.jpg" /></strong></div>
<p align="justify">In questi giorni nella blogosfera italiana si fa giustamente un gran parlare dell&#8217;<em>affaire</em> <strong><a href="http://www.sarnari.net/personale/2008/06/comunicazione-e-web/">Sarnari</a></strong>-<strong>Mosaico Arredamenti</strong>. La questione è presto riassunta: <strong>Sergio Sarnari</strong>, programmatore e blogger, in un post del suo blog si lamenta   di un acquisto effettuato presso la Mosaico Arredamenti e del comportamento inqualificabile (a suo dire ovviamente) dell&#8217;azienda, che si rifiuta di ascoltare i suoi reclami e gli nega un colloquio con il direttore. Il responsabile dell&#8217;azienda stessa <strong>non la prende affatto bene</strong> e, forse dimostrando scarso senso delle proporzioni, denuncia Sarnari e chiede <strong>400.000€</strong> di danni. I blogger si mobilitano in massa e di conseguenza  la vicenda diventa in breve di dominio pubblico trasformandosi  in un boomerang mediatico per la Mosaico. Una scelta più consapevole da parte dell&#8217;azienda avrebbe potuto invece salvare capra e cavoli.</p>
<p><span id="more-118"></span></p>
<p align="justify"><strong>La situazione è perdente per entrambe le parti in causa</strong>. Sarnari, seppur supportato da numerose testimonianze di solidarietà dovrà perdere tempo e soldi dietro alla causa mentre la Mosaico Arredamenti ha compiuto una mossa che potrebbe costarle in termini d&#8217;immagine molto più dei 400.000€ chiesti come risarcimento.</p>
<p align="justify">Ciò che trapela è un&#8217;evidente <strong>impreparazione da parte dell&#8217;azienda</strong>, che pure è presente su internet, nella conoscenza e nella gestione delle dinamiche che regolano la comunicazione in rete. Per capire l&#8217;errore basta effettuare <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=mosaico+arredamenti&amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;meta=">una ricerca su Google</a> con chiave Mosaico Arredamenti. Il primo risultato rimanda al sito della ditta (forse perché  pubblicizzato; lo stesso collegamento è presente infatti anche nella barra laterale dei link sponsorizzati) mentre <strong>tutti i risultati successivi</strong> rimandano a siti che parlano della questione e criticano, spesso aspramente, la mossa della ditta.</p>
<p align="justify">Antonio Tombolini <a href="http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/06/le-aziende-conversano-in-rete-a-suon-di-querele.html">riassume egregiamente</a> e con la giusta ironia  si rivolge all&#8217;AD della mosaico offrendogli una consulenza strategica gratuita:  lo invita virtualmente a ritirare la querela e a scrivere una mail  di scuse in con<strong> la richiesta a Sarnari di chiudere un occhio sulla stupidata</strong> -ma Tombolini usa un altro termine &#8211; irresponsabile e con l&#8217;invito a non divulgare ulteriormente la faccenda. Ecco il metodo migliore, dice, per riparare all&#8217;errore e allo stesso tempo assurgere ad idolo di centinaia di blogger. Al solo costo di una mail, ovvero zero:</p>
<p align="justify">&#8220;<em>Bene, signor Rossetti Andrea (</em>il responsabile di Mosaico &#8211; n.d.iSB<em>), resti ancora un po’ con gli occhi chiusi, così, rilassato. Si rende conto di che cosa accadrebbe se lei facesse così, mandasse questa mail al mio amico Sergio? Lei diventerebbe un mito, l’idolo di migliaia di blogger, in un attimo, al costo di una mail, cioè zero. Cioè infinitamente meno, per dire, di quell’<a href="http://www.mosaicointernational.it/" onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.mosaicointernational.it');">inutile sito in flash</a> che le hanno fatto (altro consiglio gratis: lo butti via, e si faccia un blog, funziona meglio ed è pure gratis)</em>&#8220;</p>
<p align="justify">Naturalmente <strong>lungi da noi voler negare teoricamente il diritto di un&#8217;azienda a far rispettare, anche per vie legali, la propria immagine</strong>. Ma se nel &#8220;mondo reale&#8221; perpetrare questa tutela attraverso l&#8217;oscuramento  delle critiche -di un cliente, per giunta- è comunemente considerato un&#8217;errore, su internet un comportamento di questo tipo è forse addirittura assimilabile ad un suicidio comunicativo vero e proprio.</p>
<p align="justify"><a href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2008/06/anche-in-italia.html">Mauro Lupi conclude dicendo</a>, <strong>per sua stessa ammissione in maniera un po&#8217; cinica</strong>, che saluta favorevolmente la vicenda perché perlomeno d&#8217;ora in avanti ci sarà un bel caso &#8220;<em>in letteratura</em>&#8221; per spiegare con chiarezza alle aziende qual&#8217;è il comportamento da non seguire in questi casi.</p>
<p align="justify"> Un risarcimento per il disturbo e una bella lettera di scuse a Sarnari scritta su carta intestata (tanto per rimanere sul classico) sarebbero valsi per la Mosaico certamente di più della parcella dell&#8217;avvocato.</p>
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